L’importanza di avere un diario

L’anno 2023 è recentemente iniziato, e mentre preparavo il mio nuovo diario, stavo sfogliando allo stesso tempo le pagine di quello vecchio, ruminando un po’.

Dunque vi offro questa piccola distrazione (e così inauguro una rubrica “alternativa” alla principale, meno impegnata): penso che non sarei qui così come sono senza i diari che ho scritto, a partire dal 2019.

Stavo ascoltando questo durante la stesura dell’articolo, è rilassante e mi ha ispirato un po’ 🙂

Ormai non ricordo quando nacque l’idea, forse un po’ per un desiderio di imitare un hobby così popolare e antico, forse per un’esigenza. Da bambino scrivevo alcune note (oggigiorno esilaranti) in varie agende; potremmo dire che sia sempre stata una mia passione, divenuta latente, e infine ritornata.

Di cosa stiamo parlando?

Ho iniziato saltellando tra hashtag popolari nei social, come “bujo” (abbreviazione di “bullet journaling”, dei diari speciali provvisti di puntini equidistanti nelle pagine, che permettono una certa “simmetria” e ordine) o semplicemente “journaling” per ricavare idee. Questi termini non sono esattamente la stessa cosa: basterà dare un’occhiata a subreddit come, appunto, r/bujo, per scoprire che il primo si riferisce a un modo un po’ più schematico che riguarda per lo più l’organizzazione della propria vita (liste, trackers e calendari ne fanno da padrone), mentre il secondo termine riguarda l’idea “classica” di “diario”. In realtà sono parole molto arbitrarie che lasciano il tempo che trovano, e soprattutto non dovrebbero fermare nessuno dal fare un ibrido di confessioni e liste, come nel mio caso.

… scripta manent

Per iniziare con l’articolo vero e proprio, direi che l’aspetto principale di un diario è quello di lasciare un documento. E proprio per dimostrare ciò, sono andato ad aprire la mia prima pagina, risalente a febbraio 2019. Lì, definii il diario una “capsula del tempo”. Un diario può assumere qualsiasi ruolo si desideri (c’è anche chi ha dei diari di sfogo che si promette di bruciare dopo un po’!), e per me è ormai un secondo cervello.

Quando penso ai miei ricordi, ci sono molti momenti offuscati, ormai volati via. Come se non fossi mai esistito: una mera comparsa nella mia vita, che ogni tanto appare (in quei unici momenti sporadici che ricordo). Con il diario invece avviene un grande prodigio: con una semplice penna faccio tesoro dei miei ricordi, delle emozioni provate al tempo, del mio respiro. Potremmo dire che i diari sono la prova inequivocabile che io, almeno dal 2019 in poi, sia davvero esistito.

La salute mentale

Cristallizzando così frammenti di me stesso in queste pagine, il diario mi permette anche di avere una “vista aerea”, quasi (ma non del tutto, ovvio) oggettiva di me stesso. Questo mi ha aiutato molto a confermare che ho avuto effettivamente dei progressi nella vita: è immensamente soddisfacente leggere pagine vecchie piene di lamentele su un problema, ed essere consapevoli di averlo risolto. Per quanto possa essere banale questa metafora, il sentimento è proprio quello di aver scalato una grande montagna e guardarsi indietro, per vedere quanto progresso è stato compiuto. C’è una chiara fotografia di tutte le difficoltà che ho affrontato, ma anche tutte le vittorie e le affermazioni positive che scrivevo nella speranza di innescare un effetto Placebo su me stesso.

Ed effettivamente, è quasi come se quei pensieri si concretizzassero: concedendomi dei piccoli complimenti, o delle ammissioni di vittorie, ho potuto iniziare ad apprezzare me stesso e persino lasciare la “firma”, quasi come se quell’istante in cui ero ottimista potesse consolare un ipotetico futuro me pessimista, attraverso la carta.
Il diario è anche un’officina di idee: pur avendo molte valvole di sfogo (anche questo blog lo è, no?), spesso è lì che pianto i primi semi dei miei progetti. Certamente non mancano profondi viaggi mentali con teorie folli e perché no, anche poesie (esatto: quelle stesse che intendo pubblicare a breve su questo blog, sono state conservate esattamente perché le scrivevo sempre nei diari).

Alcuni consigli pratici

Se volete provare l’esperienza di tenere un diario voglio dare alcuni consigli. La regola d’oro è che le pagine sono bianche, vi appartengono e quindi potete personalizzare tutto come volete. Nemmeno i diari, così personali e intimi, sono esenti dalla pressione che i social esercitano dell’apparire belli, ma vi invito a non lasciarvi condizionare: se la vostra passione è avere pagine piene di adesivi, foto, e colori, ben venga. Altrimenti, se preferite la velocità di una penna nera e nient’altro, mettetevi comodi e scrivete. Ricordiamoci che l’obiettivo è costruirsi “Una stanza tutta per sé” (citazione voluta).

Personalmente, tendo più al polo della penna nera, più per pigrizia che per altro. Occasionalmente coloro qualcosa di particolare oppure faccio piccoli disegni, per puro diletto.

Se invece siete curiosi del lato “organizzativo”, i video su youtube riguardo questi famosi trackers (degli schemi che tengono traccia di qualsiasi cosa: c’è chi li tiene per controllare le finanze, chi il ciclo, chi il proprio umore, chi la produttività, o i progressi in un libro, o ancora, i progressi nell’apprendimento di un’abilità o una lingua… esempi davvero infiniti) sono molti, ma quelli che tengo io sono:

  • Una pagina introduttiva con le mie generalità, i miei buoni propositi, e i miei gusti/interessi
  • Qualcosa che tiene conto dell’anno nella sua totalità. Prima avevo un cosiddetto “Year in Pixels“, ma trovavo limitante riassumere una giornata con un solo colore (e quindi una sola emozione), oltre a dimenticare sempre di aggiornarlo. Per quest’anno proverò una versione cartacea di questo: l’ho chiamato “Anno in toppe”.
  • 2 pagine divise in quattro categorie per tenere conto di tutte le forme d’arte che maggiormente consumo: anime, film, libri, videogiochi.
  • Una pagina dedicata ai miei acquisti, per evitare di essere tirchio o prodigo.

Conclusioni

Non escludo di tornare su questo tema con notizie più succose o altre testimonianze, ma ci tenevo a pubblicare l’articolo nei primi di gennaio, dato che trovo molto simpatica l’idea di iniziare il diario a inizio anno, e rivivere i primi momenti una volta giunto Capodanno. Spero di avervi un po’ convinto dei benefici, o almeno incuriosito della mia esperienza personale. Vi confesso che è stato difficile concludere l’articolo, sento quasi come se ci fosse altro da dire. Vi lascio ai vostri pensieri e le vostre pagine.

diario
Tutti i miei diari! Dal 2019 al 2023.

3 Risposte a “L’importanza di avere un diario”

  1. Caro Divertissement, mi chiamo Leonardo e seguo la sua pagina dagli inizi, quando ancora non era famosa.

    Anche io quest’anno ho provato a tenere un diario, ma per noia o mancanza di tempo lo aggiorno solo sporadicamente, perdendomi pensieri e concetti che ritengo interessanti per pura pigrizia. Le poche volte che lo aggiorno scrivo velocemente perché nella mia testa è come una perdita di tempo.

    In un certo senso è come se non mi sentissi degno di dedicare tempo a me stesso in qualunque attività che non sia istituzionalmente riconosciuta come università e studio, volevo quindi chiederle un consiglio su come valorizzare il tempo dedicato a me stesso combattendo la pigrizia e gli impegni

    Grazie mille

    1. Non sempre scrivo nel mio stesso diario, va veramente a periodi. Possono passare anche tre settimane. Direi che il bello di avere un diario personalizzato è quello che ne sei totalmente padrone, quindi non è necessariamente un difetto non usarlo sempre. Però, se lo vedi come tale, consiglierei di tenerlo sempre in giro a portata di mano. Ultimamente è accanto al mio letto, sempre con una penna nei paraggi, e ho notato che scrivo di più con questo semplice gesto.

      Se posso provare a convincere la vocina negativa nella tua testa, direi così: curare il proprio soggetto e la sua salute mentale avrà inevitabilmente riscontri positivi anche nelle attività “istituzionalmente riconosciute”, ehe.

  2. Grazie divertissement, considerato che il mio diario è nel mio computer lo avrò sempre a portata di mano, proverò a seguire il suo consiglio, magari lo metto sul desktop e non su una cartella così da averlo sott’occhio quando entro

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